
| Manovra Monti – misure tra rigore, equità e crescita – incidenza sulla pressione fiscale per circa 13.3 miliardi. |
| Documento di analisi preparato da CNA sull'incidenza effettiva del decreto legge n. 201/2011 |
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Il decreto legge n. 201/2011, noto come “manovra Monti”, costituisce l'ultima delle misure adottate in quest’ultimo periodo per fronteggiare la difficile situazione finanziaria ed economica dell’Italia. In questo difficile momento storico l’Italia, l’euro e l’Europa sono accomunati dall’esito delle politiche di risanamento e di stabilizzazione delle finanze pubbliche. Nella manovra, proprio a causa della situazione di emergenza nella quale si trova l'Italia, consideranti anche gli impegni assunti con l'Europa dal precedente Governo, nella manovra prevalgono le misure di rigore che, sebbene nel breve periodo avranno effetti positivi sul rapporto debito/PIL, innescano effetti depressivi sui redditi e, quindi, sui consumi, peggiorando lo stesso rapporto in futuro.
La sfida vera per il prossimo futuro è quella di agire sul denominatore del rapporto debito PIL, stimolando cioè la crescita. per fare questo, occorre mettere in atto un programma serio di riduzione della spesa pubblica associato ad una corrispondente riduzione del prelievo fiscale. . Le misure di “rigore” adottate, quali l’aumento dell’IMU, delle Accise sui carburanti, dell’Addizionale regionale all’IRPEF e la nuova imposta sui servizi TARES, generano entrate per circa 20 miliardi ma, d’altro, determinano aumenti stabili di pressione fiscale che nel 2014 po-trebbe raggiungere il 45,7% del PIL a fianco ad una pressione fiscale sulle imprese fedeli al fi-sco che supererà il 55%.
Altre entrate derivano, poi, dalle misure volte a garantire “equità” agendo sui patrimoni con la tassazione di auto di lusso, imbarcazioni e aerei, nonché la tassazione sul bollo per gli strumenti finanziari e l’imposta sulle attività emerse a seguito della normativa dello scudo fiscale. Appare condivisibile imporre dei sacrifici a coloro che hanno di più, tuttavia la norma ci appare cieca nella parte in cui non esonera dal versamento del tributo i veicoli le imbarcazioni o gi aeromobili utilizzati per lo svolgimento dell’attività produttiva.
Sul versante dell’equità le modifiche alla disciplina degli accertamenti appaio condivisibili. Oltre che auspicate. In particolare è importante avere escluso qualsiasi altro strumento di accerta-mento induttivo per la ricostruzione del reddito d’impresa, qualora il contribuente presenti una situazione completamente in regola con gli studi di settore (congruità e coerenza). Così come pure è importante la scelta di aumentare, per i medesimi soggetti, la franchigia per l’applicazione del redditometro dal 20% al 33%, ovvero, ancora, l’esclusione dalle liste selettive per gli accertamento bancari e la riduzione di un anno del periodo di prescrizione delle violazioni amministrative tributarie. Si tratta, infatti, di misure tese ad effettuare una selezione più seria e ragionata delle posizioni a rischio, dando maggiori margini di tranquillità alle tante imprese fedeli al fisco.
Positivi anche i miglioramenti nella procedura di riscossione coattiva che tende a mitigare l’impatto dell’azione di Equitalia sulle imprese e sui cittadini prevista nel ddl di conversione alla manovra, in votazione oggi con il voto di fiducia. E’ prevista, infatti, la possibilità che in caso di peggioramento della situazione finanziaria si può contrattare una nuova rateizzazione in ulteriori 72 rate. Come pure l’intervento sull’aggio di riscossione del 9% che è sostituito dal rimborso percentuale delle spese per la riscossione da determinarsi annualmente.
Occorre, invece, scongiurare assolutamente un ulteriore e pesante aumento dell’imposta sul va-lore aggiunto che avrebbe effetti depressivi sulla crescita e sui redditi medio bassi. Incremento che verterà oltre che sull’aliquota ordinaria del 21%, che potrà arrivare al 23% dal mese di otto-bre 2012 e al 23,5% dal 2014, come pure l’aliquota ridotta del 10% che sarà portata al 12% ov-vero al 12,5% dal 2014. Aliquota quest’ultima che, è importante ricordarlo, si rende applicabile in primo luogo sulla generalità degli alimenti, sulle prestazioni di ristrutturazione degli immobili adibiti ad abitazione nonché sulla parte maggioritaria del settore del turismo.
Riguardo alla “crescita” appare condivisibile la scelta di istituire un regime di favore per le im-prese che scelgono la strada del rafforzamento patrimoniale. Tuttavia, la scelta dell’ACE appare poco idonea per le imprese personali per le quali sono le elevate aliquote marginali IRPEF ad impedire l’autofinanziamento, la capitalizzazione, gli investimenti e la crescita. Auspichiamo, pertanto, che, con il previsto decreto del Ministero dell’Economia, siano introdotte misure tese a rendere concreta e praticabile la “patrimonializzazione” e la crescita dimensionale anche per tali imprese. A tal fine riteniamo sarebbe importante introdurre la possibilità, per le imprese individuali e società di persone, di optare per la tassazione proporzionale del reddito d’impresa alla stessa aliquota dei soggetti IRES.
E’ accolta con favore la scelta di incrementare la deducibilità dell’IRAP dalle imposte sui redditi partendo dalla componente del costo del lavoro, di grande importanza per quei settori fisiologicamente “labour intensive”, così come di allargare le deduzioni finalizzate ad alleggerire ulteriormente il cuneo fiscale sulle lavoratrici donne e sui giovani. Tuttavia, occorre ribadire che anche in questo caso si tratta di misure che si concentrano, in modo prevalente, sulle imprese più strutturate. Riguardo all’IRAP per le imprese personali sarebbe stato importante anche solo circoscrivere l’area dei soggetti esclusi dal pagamento del tributo per l’assenza dell’autonoma organizzazione, resa incerta dalle giurisprudenza di diritto, elevando la franchigia di tassazione.
Riguardo poi allo scambio trasparenza-semplificazione sembra si continui a credere che la tra-sparenza sia la chiave di volta per sconfiggere l’evasione e che gli adempimenti contabili siano un’esigenza dettata proprio dall’assenza di informazione, o meglio, dall’asimmetria nell’informazione tra contribuenti/imprese personali e Amministrazione finanziaria. La semplificazione degli oneri amministrativi costituisce un’esigenza seria delle imprese che, tuttavia, non può prescindere da una profonda rivisitazione del sistema fiscale nel suo complesso e delle discipline proprie riferite ai singoli tributi. Come non può prescindere dalla consapevolezza che niente più viene predisposto a mano, dal momento che tutto deve essere predisposto tramite computer. Le misure previste dall’art. 10 del D.L. n. 201/2011 appaiono certo più serie della disposizione prevista dall’art. 14, commi 10 e 11, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012), che lasciava intendere che l’estratto conto bancario era sufficiente per stracciare tutta la contabilità (vedi comunicazione tributaria n. 19/2011).
Tuttavia è indubitabile che il sistema fiscale è giunto ad un livello di complicazione tale per cui le informazioni da inviare non basterebbero mai. Occorre quindi ridefinire alla base il sistema fiscale al fine di raggiungere un diverso equilibrio tra complicazione ed equità del sistema. Fino a quando non si arriva a questo nuovo equilibrio, l’asimmetria di informazioni è tale per cui il sistema appare come un letto troppo grande sul quale viene utilizzata una coperta troppo corta.
Se gli adempimenti richiedono un numero di informazioni importante ed il costo è rappre-sentato dal recupero delle informazioni, inviare direttamente le stesse attraverso procedure telematiche ovvero caricarle su un programma per poi inviare il risultato della loro elaborazione (le dichiarazioni annuali) non può modificare profondamente i costi dell’adempimento.
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